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COMUNE DI BARISCIANO

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Storia del Comune
BARISCIANO IERI

Sulla via Claudia Nova c'era una volta un vicus Vestino di nome furfo...

Questo non è certo l'inizio di una favola, ma potrebbe essere invece il prologo della storia di Barisciano.

Questo insediamento urbano sorgeva difatti solo un paio di chilometri dall'attuale abitato di Barisciano, nelle vicinanze di un'altra importante città (Peltuinum) con la quale si stabilirono fortissimi legami, anche in funzione della comune via del "Tratturo".

Nell'area dove sorgeva il primitivo villaggio di furfo esiste ancora oggi una chiesetta, S. Maria di Forfona, forse edificata intorno all'anno 1000 sui resti di un precedente tempio dedicato a Giove Libero. Ma il documento più importante, testimone della vita del centro furfense, è una lapide dedicatoria del tempio intitolata a "Iovis liberi", datata 13 luglio del 58 a.C. e conservata al Museo Archeologico di L'Aquila. Come tutte le antiche civiltà, anche quella Vestina pone al centro della vita sociale il culto delle divinità pagane. Giove Libero è infatti una divinità pre-romana agreste, che assume una forte influenza sulle regole di vita furfense, a tal punto di essere vietata la vendita o l'uso improprio di quanto alla divinità veniva donato.

Come per altri centri minori, privi di una testitimonianza certa, anche per Barisciano si ha difficoltà ad attribuire una data ben precisa sui natali. Sorto fra il VI e l'VIII secolo, il suo sviluppo è consequenziale, come già accennato, al progressivo abbandono delle città romane di Furfo e peltuino.

Le primitive popolazioni si sparsero in un primo momento, dando luogo a numerosi villaggi, per poi confluire nell'attuale territorio di Barisciano ritenuto più agevole e sicuro, per la sua posizione elevata rispetto alla piana su cui passava la Claudia Nova. La citazione più remota e certa del nome Barisciano si trova nel Chronicon Farfense e risale al 920.

Inizialmente la popolazione si concentra quindi su due Ville , fin quando Barisciano "di sopra" prevale su Barisciano " di sotto" o Bariscianello. Alla metà del XIII secolo entrambe le Ville parteciparono attivamente alla fondazione di L'Aquila, pur essendo sotto la giurisdizione della diocesi Valvense.

In riconoscimento di ciò una delle dodici porte della città, oggi diroccata e sepolta a poca distanza da porta Castello, prese il nome di Barisciano, mentre a Bariscianello fu intitolata una caratteristica piazzetta del capoluogo abruzzese situata sotto la scalinata della Basilica di San Bernardino da Siena.

Dopo la fondazione di L'Aquila il paese assorbì pian piano tutti gli abitanti delle Ville circostanti: Bariscianello, San Basilio, San Nicola e Sant'Angelo, per raggiungere un assetto urbano composto di quattro quartieri.

Per un lungo periodo, dal XII e XVII secolo, si susseguirono continue lotte con i paesi confinanti per mantenere il proprio territorio e rafforzare il Comune. Considerando l'attuale area territoriale, dobbiamo supporre che i Bariscianese, nonostante le loro normali attività di pastori e contadini, avessero una certa propensione per l'arte guerresca, dovuta molto probabilmente alla loro determinazione e fierezza.

Questa particolare caratteristica assunse maggiore risalto durante la determinata opposizione che le truppe di Barisciano resero alle più blasonate milizie Braccio da Montone. Solo il 23 aprile 1424, dopo un cruento assedio al castello e dopo aver subito ingenti perdite umane, il condottiero umbro riuscì a battere i Bariscianesi e a distruggere per vendetta il recinto fortificato.

Sempre per vendicare l'oltraggio ricevuto, depredò gli abitanti, li imprigionò e infierì conducendo le loro donne a piedi e denudate, fino alle mura di L'Aquila, quale inesorabile monito per gli aquilani.

Ma, al di là delle vicende belliche così ricorrenti nel passato, vogliamo però ricordare che in tutti questi anni e negli anni a venire, fino alla metà del xx secolo, la pastorizia rappresentò la maggiore fonte di reddito per il paese, accompagnata marginalmente da alcune colture agricole (zafferano, patate, frumento, mandorlo e lenticchie) e da attività artigianali legate soprattutto alla lavorazione di utensili agricoli e pastorali. La pastorizia nell'aquilano forma un binomio indissolubile con la transumanza. Barisciano non si sottrae a questa regola, anzi ne è forte riferimento nel territorio. Oggi, gran parte della storia delle famiglie armentizie di un tempo, che furono il riferimento sociale ed economico del paese, la troviano scritta nell'Archivio di Stato di Foggia, come conseguenza del grosso flusso dei pastori e delle loro famiglie al seguito delle greggi, verso la terra di Puglia.

Il cinquecento, per quanto riguarda il predominio territoriale, fu un periodo particolarmente vivace per l'aquilano che cadde sotto il dominio spagnolo.

Nel 1538 Barisciano, già precario feudo dei Caracciolo, venne infatti assegnato al Capitano Giovanni de Vargas.

Successivamente, dopo essere passato di mano fra diverse baronie, nel 1628 ritornò stabilmente sotto il feudo dei Caracciolo, Principi di Marano, che con Ettore ottengono il titolo di Marchesi di Barisciano. Durante il governo di questa Famiglia Barisciano ebbe un periodo particolarmente florido, che consentì anche un notevole sviluppo. Le buone condizioni economiche si protassero nel secolo successivo e in questo lungo periodo furono completate e abbellite diverse chiese. Numerosi palazzi, cappelle religiose e opere pubbliche si aggiunsero alle costruzioni già esistenti.

Le attività economiche locali rimasero inalterate, ma godettero di una migliore occasione di scambi, principalmente dovuta alla tranquillità e stabilità politico-militare. Fu istituito il mercato, che si svolgeva nei giorni di martedì.

La Fiera di Santa Caterina del 25 novembre, diventò un punto di riferimento annuale delle attività economiche del territorio; in occasione della Fiera, veniva fissato il prezzo dello zafferano per tutto l'Abruzzo. Anche da un punto di vista sociale la situazione migliorò molto: pur mancando a quei tempi qualunque forma di assistenza e di provvidenza da parte dello stato, intervennero la Chiesa, le cappellarie e le confraternite per migliorare la qualità della vita delle persone più povere.

Ma verso la fine dell'ottocento, con l'avvento della rivoluzione industriale, le condizioni locali ebbero un cambiamento di rotta. La pastorizia, con il commercio della lana e del formaggio e le modeste coltivazioni agricole, non riuscivano più a competere con le ambiziose prospettive che l'America prima e il Nord Europa dopo, offrivano alle persone in forza lavoro. Pertanto, la massiccia emigrazione del '900 diventò il più grosso fenomeno sociale che perdurò fino agli inizi degli anni settanta. La popolazione passò dai circa 4.000 residenti d'inizio secolo agli attuali 1.800 e solo adesso assistiamo, anche se lentamente, ad un graduale ripopolamento. 

BARISCIANO OGGI

Dopo tanta storia legata sempre e comunque al mondo della pastorizia e all'agricolutura rurale, in questo periodo, che vede per la prima volta un timido tentativo di industrializzazione delle nostre zone interne, anche Barisciano contribuisce a fornire energie mentali e manodopera per la realtà industriale dell'aquilano. Gli anni sessanta e settanta si dimostrano da un punto di vista occupazionale quasi risolutivi: oltre l'industria aquilana è il pubblico impiego ad assorbire una grossa percentuale di giovani disoccupati. Ma siamo ormai arrivati ai nostri giorni.

Vista la crisi di questi due settori e la necessità di trovare valide alternative, l'imprenditoria locale, oltre che assecondare una vocazione territoriale diffusa, guarda con grande interesse alle nuove attività produttive ecocompatibili. In linea con la politica del parco del Gran Sasso-Monti della Laga, che comprende gran parte dell'esteso territorio di Barisciano, che si espande dal paese, fino alle affascinanti distese della Piana di Campo Imperatore, si stanno sviluppando e recuperando settori trainanti come la ricettività turistica, l'artigianato locale e la commercializzazione dei cosiddeti "prodotti di nicchia".

Barisciano, oltre ad avere il vantaggio di appartenere ad un'area di grande valore ambientale come quella del Parco, gode di un'invidiabile posizione geografica.

E' infatti situato, ad una altitudine di 940 metri, alle pendici di un colle alberato dalla cui sommità svettano i ruderi del suo castello medievale. I suoi dintorni immediati sono tipicamente montagnosi e presentano una serie di crinali, separati da pittoresche vallate e da inaspettati altipiani interni. Tutto il territorio è cosparso di suggestive testimonianze archeo-etnologiche che ci riportano al suo passato.

Il paese, che si sviluppa in prossimità dell'arteria principale di collegamento fra capolugo abruzzese e Pescara, dista solo 15 minuti da L'Aquila e appena un'ora dal mare.

Inoltre presenta una baricentricità all'interno del territorio della Comunità Montana Campo Imperatore - Piana di Navelli, che ha indotto i suoi amministratori a sceglierlo come sede della Comunità Montana stessa.

Altri fattori di carattere sociale, non secondari ai precedenti, contribuiscono a rendere questo luogo un concreto punto di riferimento per la ricettività e l'erogazione di servizi turistici per l'intero comprensorio.

Prima fra tutti è la fioritura, negli ultimi dieci anni, di tantissime associazioni che hanno rivitalizzato il paese producendo una grossa mole di iniziative, anche di pregevole spessore. La manifestazione che ha raggiunto la maggiore notorietà è la Sagra della Patata: è organizzata dalla Polisportiva, dallo Sci Club e dal Gruppo Alpini e si svolge l'ultimo weekend di Agosto.

L'Associazione culturale "Il Sito", che ha per scopo di promuovere e diffondere la cultura e le tradizioni locali, si esprime anche per mezzo della sua compagnia teatrale "Sottotraccia". Intorno alla neonata Schola Cantorum sta concretizzandosi il gruppo "Amici della Musica", con lo scopo di valorizzare ulteriormente l'arte musicale, tradizionalmente viva nella società bariscianese.

L'Associazione Donne, che ovviamente raggruppa tutte componenti del gentil sesso, opera soprattutto con iniziative socio-ricreative rivolte verso i bambini e gli anziani e sta inoltre impegnandosi concretamente per la realizzazione di una mistica "Via Mariana" che si snoderà lungo il sentiero che conduce al Castello.

I servizi che Barisciano già offre e che può ancora migliorare (pubblici, sociali, commerciali, ricettivi, culturali, sportivi, ricreativi), sono il punto di forza del suo potenziale sviluppo turistico.

La baricentricità rispetto ad alcune importanti testimonianze storiche, archeologiche, architettoniche ed ambientali del comprensorio è una carta in più in nostro possesso da giocare sul tavolo della buona accoglienza. Le bellezze che il paese stesso conserva ed il suo ruolo di "Porta del Parco", che si manifesta con uno dei suoi più importanti Centro Servizi (ex Convento di San Colombo), ci danno la certezza che le aspettative finora riposte su questo nostro Comune saranno tutte concretamente ricambiate.

 
FrazionePICENZE

Il viaggiatore che percorre la S.S. 17 in direzione dell'altopiano di Navelli, lasciando alle sue spalle l'ultimo lembo del territorio comunale di L'Aquila, incontra sulla sinistra tre centri abitati: Petogna, Villa di Mezzo e S. Martino, che insieme prendono il nome di Picenze e formano un'unica realtà abitativa con il vicinissimo Poggio Picenze. Il forestiero è portato ad immaginare Picenze, quale frazione del Comune di Poggio Picenze e non, come in realtà è, appartenente al più lontano Comune di Barisciano.

Questi centri abitati, dominano dall'alto di due colli l'ampia valle dell'Aterno, che si allarga verdeggiante e rigogliosa ai loro piedi, contrapponendosi con perenne aria di sfida, all'imponente catena montuosa del Velino-Sirente.

Nell'antichità le Ville di Manicola, Cerchio, Picenze, San Gragorio e Pescomaggiore, nel loro insieme erano denominate "Pagus Frentanus". Le origini di questi insediamenti risalgono sicuramente ad epoca pre-romana; i resti di armi, oggetti e monete rinvenuti su Monte Manicola e Colle del Cerchio testimoniano due importanti eventi storici: nel 302 a.c. la prima conquista romana del territorio vestino e nell'89 a.c. la guerra sociale scatenata degli italici contro Roma. Un'altra importante testimonianza storica rinvenuta nel territorio delle frazioni e risalente all'epoca pre-romana sono i tholos (costruzioni in pietra a secco dalla forma di falsa cupola, alla cui sommità si trova un'apertura circolare, per permettere la fuoriuscita del fumo). La vicinanza al tratturo e alla via romana Claudia Nova, strategiche arterie per il commercio e la transumanza, ha reso in passato questi centri abitati molto appetibili, per chi avesse mire espansionistiche territoriali.

Il rafforzamento di questi centri urbani è avvenuto con la scomparsa delle grandi città romane di Peltuinum e Forcona. Successivamente, nel l891 d.C., con la venuta dei Saraceni, le Ville si fortificarono dando origine al fenomeno dell'incastellamento. Picenze fu uno dei paesi fondatori di L'Aquila e condivise con essi la stessa sorte, quando al passaggio delle truppe comandata da Braccio Fortebraccio da Montone, tutti i castelli ed i paesi ad est di L'Aquila furono distrutti. Intorno al 1500 il territorio di Picenze dipendeva direttamente dalla Corte del Capitano dell'Aquila, che esercitava sugli abitanti del proprio tenimento, una forte pressione tributaria, di tipo feudale. L'Università di Picenze doveva provvedere non solo al vitto del Governatore, ma anche al sostentamento del Barone e della sua famiglia. Nel 1569, dal barone Pompeo Bernali fu tolta questa ingiusta imposizione e l'Università in cambio si impegnò a versare al Barone trenta denari l'anno e nel 1573 fu tolto anche quest'ultimo gabello. Nel 1529 fu edificata la famosa chiesa di S. Maria della Consolazione.

Nel 1596 il castello di Picenze cessò di appartenere al contado aquilano e fu previsto, oltre alle figure del Camerlengo e dei Massaro, già presenti nell'Università, anche un Sindaco che avesse ampi poteri nella gestione pubblica: fu nominato a tal proposito D'Antonio Francesco Alferi dell'Aquila.

Nel 1601 il feudo di Picenze fu venduto per seimila ducati ad Andrea Colle d'Aldana di Napoli, già proprietario dei feudi di Collelongo e di Goriano Valli.

La storia più recente delle Frazioni è caratterizzata dagli stessi fenomeni che hanno condizionato i lenti cambiamenti del capoluogo Barisciano. Si è passati attraverso mezzo secolo d'emigrazione, da una condizione di economia rurale e di sopravvivenza ad una ritardata rivoluzione industriale, avvenuta solo agli inizi degli anni settanta. Mutamenti urbanistici nelle frazioni di Barisciano, appartengono alla storia recente e sono intervenuti prevalentemente negli ultimi vent'anni. Il recente sviluppo edilizio comunque non ha compromesso minimamente le bellezze naturali ed architettoniche di Picenze.

I tre centri storici sono conservati quasi integralmente e convivono in armoniosa simbiosi con l'invidiabile panorama e la rigogliosa vegetazione, che sembra avvolgerli in un abbraccio naturale, mutabile solo con il lento trascorrere delle stagioni. Da un punto di vista sociale, la comunità picenzese risente forse dell'eccessiva vicinanza al capoluogo di Regione e ha resistito solo in parte al richiamo esercitato dalla città verso le piccole entità periferiche. La parziale resistenza a questo richiamo si è sviluppata a seguito di una indubbia crescita sociale, avvenuta anche grazie alle iniziative socio-culturali e ricreative promosse dalla Pro-loco.

Quest'Associazione, costituitasi nelle frazioni, sta svolgendo un ruolo primario nell'organizzazione della vita della comunità, diffondendo e promuovendo numerose e qualificate iniziative che hanno raggiunto la loro massima espressione, per gradimento e partecipazione di pubblico, nella "Sagra degli Strozzapreti" che avviene il ____ di agosto nella frazione Villa di Mezzo.